Rom e "manghel", Gruppo EveryOne: "Meglio i tempi di Erode che quelli di Berlusconi, Maroni e dei sindaci sceriffi"

Roma, 2 dicembre 2008. "La Corte di Cassazione, con la sentenza di assoluzione di una donna Rom dal reato di induzione in schiavitù perché aveva effettuato la questua col suo bambino, non ha fatto altro che cancellare una sentenza iniqua, simile a centinaia di altre sentenze discriminatorie a causa delle quali donne e uomini Rom innocenti languiscono in carcere, mentre i servizi sociali hanno sottratto illegittimamente i loro bambini". Lo dichiarano i leader del Gruppo EveryOneRoberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, in risposta alle dichiarazioni del ministro Maroni e dell'on. Gasparri, che invitano i sindaci a vietare nelle ordinanze comunali l'accattonaggio in attesa dell'approvazione in Parlamento di una legge che 'tuteli i minori, sfruttati in modo così indegno'. Continua nella sezione Watching The Sky

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Francesco Rutelli chiede pene durissime per i Rom che fanno "manghel" con i loro bambini. Contemporaneamente, le Istituzioni si preparano a colpire, dopo una campagna di propaganda antizigana, il Casilino 900

del Gruppo EveryOne

Da qualche tempo si annunciava una nuova offensiva contro il popolo Rom. La stampa e le televisioni, nonostante gli ammonimenti dell'unione europea e le nuove norme contro il razzismo, hanno ripreso a diffondere, ingigantiti, episodi che vedono i Rom nelle veste di protagonisti negativi. La stessa sentenza della Cassazione, che ha ridotto la pena comminata a una madre Rom, costretta dall'indigenza e dall'abbandono sociale a mendicare e sorpresa a fare "manghel", è stata usata dal movimento razzista per promuovere odio nei confronti dei Rom "sfruttatori di bambini", secondo lo stereotipo dell'intolleranza.

Si ricorda che nella cultura Rom, l'elemosina non è un delitto, ma ha un valore evangelico e sociale; grazie al "manghel" il popolo, sempre perseguitato per motivi razziali attraverso i secoli, è riuscito a sopravvivere e i bimbi Rom sono orgogliosi di partecipare a questa attività che salvò la vita a tante generazioni di "nomadi". Condannare un Rom per il "manghel" non è lontano all'idea di condannare un ebreo perché si reca in sinagoga a pregare e chiedere aiuto a Dio. L'elemosina non fa parte della cultura Rom, perché i Rom, da sempre, cercano di ottenere condizioni di vita identiche agli altri popoli, ma sicuramente fa parte della loro Storia, quale estremo mezzo di sussistenza per generazioni. In Italia ne sono rimasti pochi, di Rom. Quelli provenienti della Romania se ne sono andati, costretti dalle vessazioni istituzionali, dalla violenza, dalle malattie, dalla sottrazione di minori da parte dei servizi sociali, dal puro razzismo.

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Christian Chivu denuncia il razzismo in Italia

Cristian Chivu, campione romeno dell'Inter, denuncia con molto coraggio il razzismo che dilaga in Italia. "Smettiamola di nasconderci. Di razzismo in Italia ce n'è e tanto," afferma amareggiato dalle pagine di GQ. Poi continua il suo accorato sfogo: "È possibile che i romeni siano solo delinquenti? Facile catalogare un intero popolo per colpa di qualche mela marcia, che c'è ovunque. Quando qualcosa va storto e c'è di mezzo un romeno, il titolo è solo per lui. In tutti gli stadi mi gridano: 'Zingaro, vai a fare il muratore'. Di tutto. Credi che mi dia fastidio? Là dietro i palazzoni dove sono cresciuto c'erano tanti ragazzi Rom. Mi sono sempre trovato benissimo con loro, 'Zingarò per me non è un'offesa". La pressione cui è costretto il difensore nerazzurro rappresenta, anche se in minima parte, perché il fuoriclasse ha le spalle coperte, l'angoscia di tanti ragazzi Rom e romeni che vivono in Italia. A Pesaro, lo scorso agosto, un ragazzino Rom è stato cacciato con i soliti insulti antizigani da un gruppo di coetanei italiani, che giocavano a pallone nel prato vicino alla "palla di Pomodoro".

Il giovane, peraltro calcisticamente assai dotato - prima di venire in Italia con la famiglia, aveva giocato nel Dacia Unirea Br?ila - aveva chiesto se poteva unirsi a loro per qualche passaggio. A Milano la maggior parte delle squadre giovanili, comprese le parrocchiali e quelle "multietniche", tendono a rifiutare con vari pretesti l'iscrizione dei ragazzi Rom. "Anche in Romania siamo discriminati, " mi racconta un giovane Rom, "tanto che i tifosi di squadre come lo Steaua intonano cori razzisti quando una squadra avversaria scende in campo con un giocatore 'zingaro'. Ma in Italia è molto peggio, perché siamo allontanati, a volte con insulti, a volte con la violenza, anche dai campetti cittadini, dagli oratori, dalle spiagge. Nessuno, in Italia, vuole giocare a calcio con un Rom". Cristian Chivu ricorda, nella sua intervista, un episodio risalente a due anni fa, che lo amareggiò più dei cori intolleranti: "Nel periodo in cui si parlava del mio trasferimento all'Inter. Facemmo un allenamento a porte aperte alFlaminio, davanti a 25 mila persone. Mi massacrarono d'insulti. Chissà perchè, quando ti fischiano gli avversari, non li senti, ma quando è il tuo stadio a fischiare, li senti tutti. L'unico che mi colpì, però, fu quello di un mio concittadino che, in romeno, mi gridò: 'Mi vergogno di essere romeno'". R.M.

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Amo il Popolo delle Stelle

di Angela

Amo il popolo delle stelle, i figli del vento,
non so perché, ma è stato sempre così,
fin da bambina.
Mi vesto come loro e sto vicina a loro,
parlo con loro e mi fido di loro.
Forse in altra vita... ero una di loro.
Se non fossero tenuti ai margini,
se non si mentisse sulla loro natura
e sulla loro cultura,
se la necessità non li costringesse a deviare,
tutto il mondo li chiamerebbe "amici".
Invece li chiamano "ladri" e "parassiti",
ma quale popolo non ha i suoi ladri?
E poi... non sono "parassiti" i politici?
La verità è che ci sono "poveri ladri"
e "onorevoli ladri", in questo mondo
che ha scelto di adorare una verità capovolta.

Nella foto, alcuni Rom al Corteo antirazzista di Roma (8 giugno 2008). Foto Steed Gamero

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I bambini Rom e la lezione del Mangel

di Roberto Malini

L'elemosina è sacra, per i bambini Rom, perché rappresenta il sacrificio di generazioni intere, che sono riuscite a sopravvivere proprio grazie a quell'attività. Il Vangelo attribuisce un valore di santità alla questua, così come i testi dell'Islam e dell'Induismo. E' solo una questione di cultura attribuire al Mangel una valenza negativa, mentre assistere alla coazione scolastica, dove insegnanti, spesso nevrotici, impongono ai bambini i loro metodi didattici e le loro idee, la loro "disciplina", la loro infelicità ci pare una bella cosa. I bimbi Rom sono felici di restare accanto ai loro papà e alle loro mamme, durante l'attività della questua: per loro è scuola di vita, perché la società razzista non offrirà loro alternative, salvo snaturarli ed eradicarli. No, l'elemosina scomparirà naturalmente quando vi sarà giustizia sociale, quando finiranno le azioni di persecuzione, gli sgomberi simili a pogrom, le iniquità poliziesche e giuridiche contro un popolo. L'accattonaggio si ridurrà quando il materialismo egoista, razzista e classista lascerà il posto alla solidarietà, unico antidoto contro l'indigenza.

La gente si scandalizza se un bimbo Rom chiede l'elemosina, ma non fa nulla per avvicinare i suoi genitori e tentare di seguirli nella vita, aiutandoli a cercare casa e lavoro. E' uno scandalo ipocrita, emanazione (esalazione) di sepolcri imbiancati. E' moralmente preferibile evitare di scandalizzarsi e allungare una moneta alle piccole e grandi mani tese che ce la chiedono. Il vero scandalo, la vera aberrazione è il comportamento delle autorità, quando mettono i bambini in mezzo alla strada, degli ospedali e dei servizi sociali che li rifiutano, dei benpensanti che assistono indifferenti a quelle azioni disumane, come facevano i loro simili e precursori, durante l'Olocausto e gli altri periodi di persecuzione delle minoranze Rom e non Rom. I bambini Rom hanno in Italia una mortalità 15 volte superiore a quella dei bambini italiani. Nel solo 2008 oltre 15mila bambini Rom sono stati sgomberati e messi sulla strada, al freddo, senza mezzi di sussistenza né aiuti socio-sanitari. Questa è la vergogna e solo un razzismo cieco e disumano come quello che imperversa oggi in Italia impedisce a una parte del popolo italiano e ai loro inqualificabili governanti di vedere con chiarezza l'evidenza della realtà.

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Cassazione annulla la condanna a cinque anni della mamma del bimbo Rom che mendicava a Caserta

Roma, 29 novembre 2008. Come abbiamo già scritto più volte e ripetuto in ogni sede, compresa la Commissione europea, il "mangel", l'attività di questua dei Rom è ormai una tradizione di quel popolo, dopo secoli di segregazione, schiavitù e persecuzione da parte delle nazioni europee. Costretti a vivere ai margini dei margini della civiltà, i Rom hanno fatto proprio un valore che riconoscono tutte le grandi religioni e che si riassume nelle parole di Gesù, tradotte correttamente: "Beati i mendicanti". Con una decisione coraggiosa, la Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato Mia, una madre Rom sorpresa dalle forze dell'ordine a fare accattonaggio con il figlio di quattro anni. In primo grado la donna aveva ricevuto una condanna a 6 anni per riduzione in schiavitù e maltrattamenti in famiglia. In appello la Corte non aveva ravvisato i maltrattamenti, ma confermava la riduzione in schiavitù, riducendo la pena a 5 anni. La Cassazione ha cancellato quella sentenza iniqua, simile a centinaia di altre sentenze discriminatorie a causa delle quali donne e uomini Rom innocenti languiscono in carcere, mentre i servizi sociali hanno sottratto illegittimamente i loro bambini, affidandoli a comunità o famiglie. La Corte di Cassazione ha precisato che Mia non faceva parte "di un’organizzazione volta allo sfruttamento dei minori" ma mendicava per povertà. Inoltre, faceva la questua con il figlio soltanto dalle 9 alle 13, quindi non esiste "quella integrale negazione della libertà e dignità umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di completa servitù," come affermava la sentenza precedente. I giudici della Suprema corte hanno concluso sentenziando che "non si possono criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo". Centrodestra e centrosinistra, che hanno basato campagne elettorali, propaganda mediatica e operazioni di persecuzione nei confronti delle famiglie Rom proprio sull'assioma "mengel=sfruttamento" sono insorte, riproponendo i loro pregiudizi e la loro ignoranza riguardo alla Storia e alla cultura del popolo Rom. Sbagliano. Sbagliano in malafede, perché la sentenza della Cassazione è una scintilla di civiltà e di verità nell'attuale buio che circonda i diriti delle minoranze etniche. Ripropongo qui di seguito un mio breve articolo di qualche mese fa, quando commentai l'appello dei vescovi italiani rivolto ai sindaci: "non criminalizate i mendicanti". Roberto Malini

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Approvata legge Ue contro razzismo e xenofobia: fino a tre anni di carcere a chi diffonde ideologie intolleranti

del Gruppo EveryOne

Bruxelles, 28 novembre 2008. L'Europa riconosce con un'importante decisione le istanze che la rete di organizzazioni per i Diritti Umani portano avanti da anni, fra mille difficoltà, in un'epoca inquietante, che ha visto riaffiorare e affermarsi ancora una volta lo spettro dell'odio razziale. Abbiamo temuto fino ad oggi che l'annuncio di Jacques Barrot, commissario Ue alla giustizia e alla sicurezza, non sarebbe ancora giunto, a causa delle pressioni che le forze politiche intolleranti esercitano anche sugli organismi dell'Unione europea. Invece possiamo festeggiare, con le forze politiche antirazziste che non ci hanno delusi: PSE, ALDE, Verts/ALE, GUE/ NGL e altre. I ministri della Giustizia dell'Ue hanno approvato la decisione quadro contro razzismo e xenofobia, con la quale si introducono sanzioni fino a tre anni di carcere per chi incita pubblicamente alla violenza o all'odio razziale. "Il razzismo e la xenofobia non devono avere posto in Europa", ha dichiarato Barrot, "e vanno puniti severamente, con misure dure ed efficaci, perché l'intolleranza è una violazione diretta dei principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e libertà fondamentali sui quali è fondata l'Unione europea". I ventisette Paesi membri dovranno ora recepire, entro due anni, nella loro legislazione questa norma europea. Il fenomeno dell'intolleranza razziale diffusosi a macchia d'olio in Italia, soprattutto nei confronti dei Rom, ha avuto un ruolo importante in questa decisione della Commissione europea e il voluminoso dossier contenente centinaia di articoli, locandine e dichiarazioni di politici italiani ha costituito un'evidenza che non si poteva ignorare. Così, finalmente, un progetto europeo che è stato presentato nel 2001, ma che finora era rimasto nel cassetto, diviene uno strumento elettivo per combattere le più odiose forme di discriminazione e violenza, che colpiscono i comparti più vulnerabili della società europea. La nota emanata dalla Commissione precisa infatti che le sanzioni prevederanno "il carcere da uno a tre anni per chi incita pubblicamente all'odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti, foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica oppure tollerano, negano e minimizzano in maniera grossolana crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra".

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Il Premio Minerva 2008 a Viktória Mohácsi, per il suo impegno a tutela del popolo Rom perseguitato

Lunedì 1 Dicembre, alle ore 20.30, la Galleria Doria Pamphili di Roma ospiterà la diciannovesima Edizione del Premio Minerva. Il Premio Minerva si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per le Pari Opportunità, Provincia di Roma, Regione Lazio, Assessorato alla Cultura Comune di Roma e CNR. Fondato nel 1983 da Annamaria Mammoliti, direttrice dell’omonima rivista, il Premio è un riconoscimento istituito nel 1983 ed assegnato a Donne che operano nei campi del "Sapere" e rappresentano esemplari modelli femminili per le capacità professionali e la positività di cui sono portatrici, valorizzando il proprio patrimonio di umanità, conoscenza, tolleranza e laboriosità.

Il premio consiste in una spilla in oro e pietre preziose raffiguranti la testa di Minerva disegnata per il Premio dal Maestro Renato Guttuso. Il Premio Minerva 2008 sarà assegnato a Inge Feltrinelli, Melania De Nichilo Rizzoli, Margherita Parrilla e - per la politica dei Diritti Umani - a Viktória Mohácsi. Il riconoscimento all'europarlamentare di etnia Rom è particolarmente significativo ed attesta le tappe fondamentali che Viktória Mohácsi ha conseguito, con il suo impegno politico e umanitario, verso il riconoscimento dei diritti del popolo Rom nell'Unione europea, in un periodo difficile, in cui i germi del razzismo, della xenofobia e dell'antiziganismo - che sono particolarmente virulenti proprio in Italia - producono effetti devastanti. Il prestigioso riconoscimento internazionale è andato, negli anni scorsi, a donne che hano fornito un contribulto fondamentale al genio e allo spirito umanitario del continente europeo e del mondo intero, da Simone Veil a Gisele Halimi; da Elsa Morante a Margherita Hack; da Ursula Hirschmann Spinelli ad Agnese Borsellino e Maria Falcone; da Lucia Bosè a Tullia Zevi.

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Bologna. Quattro poliziotti, inchiodati da una videocamera, indagati per abusi e violenze su giovani Rom

Bologna, 25 Novembre 2008. Le organizzazioni per i diritti umani raccolgono ogni anno decine e decine di segnalazioni di abusi e violenze perpetrate da agenti delle forze dell'ordine nei confronti di bambini, donne e uomini di etnia Rom. Il caso di Stelian Covaciu e della sua famiglia, picchiati e intimiditi da agenti di polizia a Milano, non è certo un episodio isolato. La sola differenza, rispetto a tanti altri eventi simili e anche più gravi, risiede nel fatto che Stelian ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, subendo conseguenze terrificanti, perché gli agenti sono tornati a cercarlo più e più volte, costringendolo a fuggire insieme ai suoi cari, come animali braccati. Personalmente, ho assistito a episodi di brutalità incredibile, durante sgomberi e operazioni di pubblica sicurezza. In quei casi, sono sempre riuscito a fermare gli agenti violenti, frapponendomi a fare da scudo alle vittime con il mio corpo e ricordando, nello stesso tempo, agli aguzzini il loro giuramento di "servire e proteggere" e le possibili conseguenze delle loro azioni.

Il mio gruppo ha presentato prove e testimonianze di abusi polizieschi alle autorità dell'Unione europea, essendo purtroppo costume di quelle italiane coprire i misfatti degli uomini in divisa, anziché stigmatizzarle e punirle, come sarebbe necessario per salvaguardare l'integrità delle istituzioni di pubblica sicurezza.
A Bologna quattro poliziotti del Reparto Mobile sono da oggi oggetto di indagine da parte del pm Antonello Gustapane per arresto illegale, calunnia, falso ideologico, lesioni aggravate e frode processuale. Le accuse riguardano una rissa con tre Rom davanti a una discoteca di Casalecchio di Reno, nella notte tra il 7 e l'8 ottobre 2008. In genere la parola dagli agenti, in questi frangenti, è legge e gli sfortunati Rom che cadono nella loro trappola subiscono pestaggi e condanne per direttissima, spesso a pesanti pene detentive, nonostante siano completamente innocenti. In questa occasione, però, si è verificata una coincidenza tanto rara quanto preziosa: il filmato registrato da una telecamera, infatti, dimostra al di là di ogni dubbio che i Rom non avevano effettuato alcuna rapina né aggredito nessuno, al contrario di quanto verbalizzato dagli agenti. Lieto fine - salvo nuovi insabbiamenti - di un caso (questo caso) su cento, perché in genere gli agenti violenti si assicurano di non essere videoripresi, quando commettono i loro abusi. In quest'occasione, però, comunque vada a finire, almeno i tre Rom iniquamente accusati di un grave reato non subiranno l'ennesima ingiustizia. R.M.

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Due episodi simultanei di razzismo a Pesaro e Varese

26 novembre 2008. Due episodi di razzismo, egualmente sintomatici della regressione civile, morale e spirituale in cui si trova il nostro Paese. A Pesaro, mentre il Gruppo EveryOne e alcuni (pochissimi) cittadini stanno investendo impegno, energie e risorse economiche per mettere al sicuro, una dopo l'altra, le famiglie perseguitate in città (basta digitare le parole "rom" e "pesaro" in qualsiasi motore di ricerca per rendersi conto del grado di discriminazione e odio razziale che il capoluogo marchigiano ha raggiunto), una giovane Rom è stata pesantemente insultata, in pieno centro, da due giovani razzisti. Si è allontanata da loro di corsa, in lacrime. Un episodio non certo isolato, perché a Pesaro sembra di essere tornati agli anni in cui il Resto del Carlino propagandava ideologie antiebraiche e xenofobe.

A Ghirla, frazione di Valganna, in provincia di Varese, quattro giovani italiani hanno aggredito a pugni e sputi un cittadino del Bangladesh, all'interno di un locale dove l'uomo era entrato per vendere fiori. Sia a Pesaro che a Varese, i testimoni hanno assistito alle scene di intolleranza senza accennare ad alcuna reazione, completamete indifferenti. "Non siamo razzisti," aveva affermato un agente di Polizia municipale qualche giorno fa, "ma Pesaro non ha una tradizione di accoglienza e i Rom spaventano i cittadini. Non stupitevi se sindaco e assessori rifiutano di incontrare gli attivisti per i diritti umani: questa è la politica di una giunta rossa 'sui generis'. A buon intenditor...". Varese, in quanto a intolleranza, non è certo da meno e, anche nel caso della città lombarda, basta digitare "varese" e "razzismo" per avere davanti agli occhi un significativo campionario di eventi legati all'odio razziale e alla xenofobia. A.B.

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Giustizia per Andrea Severi, martire dell'intolleranza

26 novembre 2008. Abbiamo inviato la seguente email ai quotidiani locali (Rimini e Romagna) e nazionali, alle televisioni, alle radio, alle autorità riminesi e della regione Emilia-Romagna, subito dopo aver letto e ascoltato le prime notizie riguardanti il tentato omicidio, a Rimini, del senzatetto Andrea Severi. L'abbiamo inviata per evitare che gli organi di informazione e i politici minimizzassero un caso di atroce disumanità, basata sulla discriminazione di coloro che la società emargina. I primi trafiletti sui giornali locali, i primi comunicati passati in sordina dai media, se non discolpavano gli autori del crimine, cercavano tuttavia di trasformare la loro spaventosa azione nella "ragazzata" di quattro giovani incensurati e di buona famiglia, in nessun modo ispirati da ideologie politiche o discriminatorie. Insieme a noi, altri attivisti hanno tempestato redazioni e sedi politiche di proteste verso un approccio informativo tanto morbido e riduzionista. Si è levato così un coro di voci che chiedevano giustizia, voci che hanno costretto giornalisti e autorità a modificare il tenore difensivo dei loro articoli e interventi. Ora i quattro giovani mostri sono dietro le sbarre e la sostanza della loro "impresa", come liquame, galleggia sul mare di Rimini, mandando un fetore morale (mortale) che tutti possono avvertire. Stavolta non vi sarà insabbiamento.

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Troppi romeni muoiono in Italia

2 novembre 2008. Muore in ospedale, a Napoli, uno dei quattro romeni rimasti feriti a Latina, in seguito al crollo di una palazzina, provocato dall'esplosione di una bombola. Altri due romeni di 18 e 39 anni, coinvolti dalla stessa esplosione, sono ricoverati al centro grandi ustionati di Pisa, in gravi condizioni. 4 novembre 2008. S.T., romeno 39enne, è trovato morto nel bosco di Polverino, fra Piverno e Sonnino (LT). Misteriose le cause del decesso. Forse un'overdose, secondo le autorità. 9 novembre 2008. Un ragazzo romeno 18enne rimane ucciso in una rissa, a Roma, davanti al teatro Ambra Jovinelli, nel quartiere Esquilino, sgozzato con il collo di una bottiglia. Il giovane giunge in ospedale già privo di vita. 13 novembre 2008. Il romeno Costantin Hilhor, 43 anni, viene trovato senza vita nel suo appartamento di Vieste, nel quartiere Ottocentesco. Le circostanze delle tragedia non sono chiare; le autorità, in attesa dei risultati dell'autopsia, ritengono che l'uomo sia morto per intossicazione da alcool.

16 novembre 2008. Muore a Milano di fame e freddo - come riferiscono alcuni suoi parenti - una donna romena di etnia Rom, che viveva all'aperto con la famiglia in zona Cascina Gobba. 17 novembre 2008. Un romeno 33enne è trovato morto sul ciglio di una strada a San Vittorino Romano, nei pressi di Roma. IL corpo dell'uomo è devastato e presenta fratture al bacino e agli arti. Secondo i carabinieri, l'uomo è stato ucciso da un'auto pirata. 23 novembre 2008. A Pisa, sul confine con Livorno, esplode una villetta a un piano, abitata da una famiglia di origine romena. I vigili del fuoco attribuiscono le cause probabili della deflagrazione a una fuga di gas. Muore il capofamiglia, 39 anni, mentre i vigili del fuoco traggono in salvo la moglie di lui e i loro figli, di 6 e 12 anni. Sono solo alcuni dei drammi che hanno colpito la comunità romena e Rom in questo mese di novembre. E ogni mese le innumerevoli tragedie della miseria, dell'esclusione sociale, della discriminazione si ripetono, in un rosario - di cui non si vede la fine - di vite perdute e disperazione, mentre i rigori dell'inverno già aleggiano su un mondo di famiglie derelitte che non posseggono i mezzi necessari a fronteggiarli. Alfred Breitman

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Lettera aperta a Davide Del Vecchio, Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Solidarietà di Fano

Fano, 22 novembre 2008
Egregio Assessore Davide Del Vecchio, in questi giorni la Commissione europea discute i provvedimenti da attuare verso l'Italia per le politiche governative e locali che combattono i comparti più deboli della società, a partire dai Rom e dai senzatetto. Ho letto, con tristezza, l'articolo pubblicato dall'edizione locale del Carlino di oggi. E' ormai evidente che i media diffondono odio e intolleranza verso gli esseri umani più vulnerabili, presentandoli secondo un'odiosa propaganda discriminatoria: le famiglie Rom sono descritte come bande di criminali e non come esseri umani in tragiche condizioni; i migranti sono "invasori" dediti ad attività illecite; i senzatetto sono così "per scelta" e costituiscono un pericolo pubblico. La verità la esprimono i numeri del Viminale, del Rapporto Censis, delle organizzazioni per i diritti umani. Furti, rapine e scippi sono in prevalenza azioni compiute da italiani; gli omicidi avvengono per la maggior parte all'interno delle pareti domestiche; il crimine, in Italia, è gestito dalle mafie, che si avvalgono di manovalanza nostrana e straniera. Non solo, perché come ricordato ieri da Roberto Saviano all'Unione europea, l'Italia è il più grosso esportatore mondiale di criminalità.

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Nel 70° anniversario delle Leggi razziali

Per i pochi antirazzisti che lottano quotidianamente con le armi - ormai disperate - della nonviolenza, al fine di limitare la tragedia della persecuzione di Rom e migranti in Italia, risulta drammaticamente surreale leggere le dichiarazione delle autorità italiane durante le commemorazioni del 70° anniversario delle Leggi razziali del 1938. I numeri riguardanti le vittime della persecuzione razziale in corso oggi, nel 2008, sono superiori a quelli di settant'anni fa, eppure i rappresentanti delle nostre Istituzioni hanno il coraggio di stigmatizzare, rivolgendosi al popolo italiano e riferendosi a "quegli anni", i fenomeni del razzismo e della xenofobia.

Giorgio Napolitano - che, rispetto alle altre voci del coro, almeno sembra inconsapevole, probabilmente a cagione dell'età, del nuovo Olocausto che si consuma in Italia - ha pronunciato oggi le seguenti parole, scoprendo a Roma una lapide dedicata alle "scuole di emergenza", create nel 1938 per accogliere studenti e docenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche: "Esperienze esemplari, che dimostrano come debba rimanere il dovere comune della memoria, affinche' mai piu' si ripetano xenofobie, razzismi e discriminazioni". A.B.

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Rom. Milano, piazza Duomo, graffito antirazzista di Alfred Breitman e del Gruppo Watching The Sky

Milano, 18 novembre 2008 (da Indymedia Svizzera). Un graffito dell'artista sociale Alfred Breitman in piazza Duomo - raffigurante una grande ruota rossa, simbolo del popolo Rom - per protestare contro la persecuzione dei "nomadi" in Italia. Quindi, di fronte alle autorità di pubblica sicurezza, una "lezione" sul Samudaripen e contro le purghe etniche che si svolgono a Milano e in tutto il Paese. "Ho ricevuto le prime intimidazioni e le prime botte da parte della polizia italiana," ha detto l'artista, "proprio a Milano, negli anni '70, quando avevo 15 anni e mi sono opposto a una violenza poliziesca nei confronti di una ragazza 'nomade'. Sono passati più di 30 anni e la condizione di questo popolo è sempre peggiore. Dal Presidente ai ministri, dai parlamentari ai sindaci, ai prefetti, agli agenti, agli intellettuali e politici di sinistra e destra (uniti dall'odio per la razza Rom), alle cittadinanze: tutti sono responsabili di un crimine atroce contro famiglie innocenti, colpevoli solo di avere la pelle un po' più scura e di parlare la lingua Romani. Le Ruote Rosse che il gruppo Watching The Sky dipingerà nelle città, sfidando i carnefici, sono un invito a tutti gli antirazzisti: non buttate via la vostra anima solidale e democratica, resistete con tutte le vostre forze a questi nuovi nazisti, a questi assassini in giacca e cravatta, a questi mostri"

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La Spagna è permissiva con i Rom?

di Antonio Vargas Ferrés - Union Romani

Barcellona, Spagna, 19 novembre 2008. Maroni, polena antropomorfa della famigerata nave che Berlusconi comanda, afferma che la maggior parte degli "zingari" fuggiti dall'Italia dei censimenti e dagli sgomberi disumani, si sia rifugiata nella "permissiva Spagna". Il ministro dell'Interno italiano dimentica due questioni basilari. La prima è che, a partire dal XV secolo, quando il popolo Rom è giunto nella Penisola Iberica, fino al regime di Franco, anche nel nostro Paese ha subito tragiche vicissitudini e crudeli vessazioni, a causa delle leggi discriminatorie che i governanti continuavano a promulgare e gli amministratori della giustizia ad applicare, nei secoli. Quindi la Spagna non è mai stata "permissiva", se non che per un periodo assai ridotto. Se il signor Maroni vede la Spagna come un Paese permissivo, come definirà allora il comportamento delle autorità statali italiane nei confronti dei Rom? La seconda questione, che il ministro non ha considerato, è che se in Spagna i Rom beneficiano di un trattamento sociale e di un grado di inclusione sociale meno sfavorevole che nel resto d'Europa, compresa evidentemente l'Italia, non è perché sia "permissiva", è perché una parte consistente dei cittadini non-Rom considerano i Rom, in Spagna, come esseri umani e viceversa. Gli spagnoli hanno imparato a conoscere il popolo Rom e le sue tradizioni, non lo considerano un gruppo etnico misterioso. Non conosco, oggi, lo spirito del popolo italiano, ma conosco gli spagnoli e so che qui da noi gli "zingari" sono chiamati "cittadini". Se questa è permissività, è una cosa buona. E', a mio avviso, un semplice sentimento di umanità.

Trad. Roberto Malini

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L'Unione europea di fronte alla criminalità organizzata italiana

22 novembre 2008
Finalmente si parla, nell'Unione europea, della criminalità "made in Italy": un tema che il Gruppo EveryOne tocca da tempo. Ieri si è registrato un importante intervento di Roberto Saviano, nel corso della riunione organizzata dalla Missione interministeriale contro la droga e la tossicodipendenza (Mildt). Lo scrittore ha criticato l'Unione europea per la sua mancanza di fermezza" di fronte agli investimenti della criminalità organizzata di matrice italiana nell'economia continentale, provenienti per la maggior parte dal traffico di cocaina. "Non esiste in Europa," ha detto Saviano, "un vero piano di lotta contro i reinvestimenti di denaro illecito". Saviano ha citato un recente studio dell'Università di Berkeley: "Le tre mafie italiane investono 100 miliardi d'euro l'anno nell'economia europea", ha dichiarato - probabilmente sottostimando l'entità degli investimenti criminali - chiedendo determinazione e coraggio a Paesi come la Francia o il Regno Unito. Va aggiunto sicuramente, nel novero dai Paesi interessati da consistenti investimenti, la Romania, il cui sviluppo economico - industriale, commerciale e agricolo - è in parte consistente paralizzato e pesantemente limitato dagli investimenti mafiosi, che riguardano terreni, stabili e realtà d'impresa.

Come si può pensare di risolvere i problemi legati all'emigrazione di romeni e Rom dalla Romania, se prima non si "liberano" i beni paralizzati dagli investimenti criminali e non si investono le risorse sviluppando la sana impresa, il mercato interno del lavoro e l'inclusione dei Rom? Il Gruppo EveryOne sottoporrà nei prossimi giorni alla Commissione europea un progetto contro la discriminazione dei Rom nel mondo del lavoro, chiedendo l'approvazione di una normativa che preveda, nelle assunzioni pubbliche e private, una quota minima percentuale di lavoratori di etnia Rom. In Romania i Rom costituiscono il 10% della popolazione e la proposta EveryOne prevede che le assunzioni di romeni, nel settore pubblico e privato, riguardino almeno il 10% di Rom. Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato, poi, agli altri Paesi membri. Se, per esempio, nel 2009 l'Italia darà lavoro a 100 mila romeni, almeno 10 mila - nel progetto EveryOne - dovrebbero essere Rom. Seguendo tale criterio, i problemi di desegregazione e inclusione del Popolo Rom nell'Unione potrebbero risolversi completamente in un quinquennio. Disporre liberamente delle risorse naturali, rurali, industriali in Romania - in gran parte in mano alle mafie italiane - è tuttavia la condizione sine qua non per attivare un progetto efficace di sviluppo sociale, nonché economico. Il discorso di Roberto Saviano, che sottoscriviamo, è stato ascoltato da 300 esperti in rappresentanza di tutti gli Stati membri Ue. Se vi saranno coraggio e volontà di cambiare, i tempi per porre nuove basi sono maturi. Roberto Malini

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Messaggio ai giovani antirazzisti di Pesaro

22 novembre 2008
Cari compagni, grazie di credere che l'Italia, l'Italia attraversata dal vento funesto dell'intolleranza, possa essere cambiata, che tutto il mondo possa essere ancora salvato dalla follia. Grazie di resistere, insieme a noi, contro tutti e contro tutto: contro l'arroganza dei politici, delle autorità e dei media. E' commovente, è straordinario vedervi manifestare in piazza, leggere i vostri volantini, i vostri manifesti che inneggiano a una società di uguali, a una società giusta, dove essere italiano, migrante, 'zingaro', senzatetto significhi far parte di una famiglia di esseri umani. E' così semplice, ma assolutamente incomprensibile da parte dei più. Grazie perché chiedete giustizia, libertà, rispetto dei diritti umani. La città in cui voi e noi viviamo, Pesaro "dal cuore di metallo" - come la "Palla di Pomodoro" - sarebbe, senza di voi, un luogo di esclusivo dolore, di esclusiva atrocità, di esclusiva persecuzione, per gli esseri umani più vulnerabili, quei Rom di cui tutti parlano con disprezzo e paura, ma che voi avete voluto incontrare e scelto di proteggere.

Grazie di farci sentire meno soli, in questa campagna per la vita e per l'umanità. Restate come siete, ascoltate sempre quella voce che vi ispira dal profondo dei vostri cuori e che grida, a volte sicura, a volte disperata come un rantolo: basta! Basta con l'odio, basta con la crudeltà, basta con l'indifferenza. Basta con i politici impettiti che sorridono sempre, che parlano sempre con voci controllate, che seminano sempre divisione e morte. Guardateli, sono Hoess, Eichmann e Goebbels, tre dei peggiori criminali razziali che la Storia umana ricordi. Ma... non vi sembra di conoscerli? Sembrano persone rispettabili e di buona volontà, come i sindaci, gli assessori, le autorità che amministrano le città in cui viviamo, non è vero? Non attendiamo, ragazzi, un altro Processo di Norimberga (ci sarà, ma per migliaia di esseri umani innocenti e perseguitati, sarà troppo tardi). Giudicateli secondo i vostri ideali. Giudicateli ora. Con affetto, Roberto Malini

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Un primato tutto italiano

22 novembre 2008
Siamo al primo posto nell'Unione europea, con "vantaggio" incolmabile, per "produzione" ed esportazione di criminalità organizzata (e quindi di traffico di droga e armi, violenza, omicidi, estorsioni, sfruttamento della prostituzione, pornografia e pedopornografia ecc.). Che proprio l'Italia, poi, manifesti una psicotica "preoccupazione" riguardo agli stranieri, dal suo svergognato pulpito, è pura follia. Come non paragonare le attuali Istituzioni italiane e purtroppo anche il popolo del nostro Paese alla Germania di Hitler? I peggiori nemici dell'umanità, coloro che realizzarono l'abominio della Shoah, erano letteralmente terrorizzati dagli dagli stranieri, dai Rom e soprattutto dagli ebrei. Temevano, i cittadini del Terzo Reich, che gli ebrei tramassero per sovvertire la società tedesca e il mondo intero; paventavano che avrebbero compromesso la purezza della razza ariana e il futuro della "brava gente" di Germania. Essere patrioti, oggi, non significa amare l'Italia in quanto nostra patria, ma impegnarsi a combattere la malattia sociale che sta consumando fino alle ossa la sua sostanza civile e la sua anima democratica.

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Quando vennero a prendere gli zingari

22 novembre 2008
E' una breve poesia, citata assai spesso dagli attivisti per i diritti dei Rom e dagli antirazzisti, a dimostrazione del fatto che l'intolleranza non riguarda mai una sola categoria sociale, ma a poco a poco si diffonde, fino a portare discriminazione e persecuzione presso tutte le minoranze etniche, razziali e sessuali, gli oppositori ai regimi e i liberi pensatori. La lirica sociale, ormai celeberrima, è attribuita da alcuni, impropriamente, a Bertold Brecht. Nella realtà, si tratta di una delle innumerevoli varianti, elaborate in base a quanto dichiarato dal pastore luterano, teologo, antinazista e poeta tedesco Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller (14 gennaio 1892 – 6 marzo 1984), nel corso di un'intervista rilasciata a un giornale tedesco nel 1946. La citazione fu pubblicata sotto forma di poesia, nel 1955, da Milton Mayer. Le numerose versioni, scritte e messe in versi da anonimi, di volta in volta inseriscono fra coloro che "essi" - o "i nazisti" - vennero a prendere: comunisti, socialdemocratici, zingari, omosessuali, studenti, giornalisti, malati incurabili, ebrei, testimoni di Geova, stranieri ecc. Qui di seguito, una delle versioni più diffuse, seguita dalla dichiarazione originale di Niemöller, cha la confermò, dietro richiesta, nel 1971, quando già circolavano numerose varianti della sua poetica riflessione. Roberto Malini

Quando sono venuti a prendere gli ebrei

di Anonimo, da Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller

Quando sono venuti a prendere gli ebrei
Sono rimasto in silenzio perché non ero ebreo
Quando sono venuti a prendere gli omosessuali
Sono rimasto in silenzio perché non ero omosessuale
Quando sono venuti a prendere i comunisti
Sono rimasto in silenzio perché non ero comunista
Quando sono venuti a prendere gli zingari
Sono rimasto in silenzio perché non ero zingaro
Quando sono venuti a prendere me,
non c'era più nessuno che potesse parlare per difendermi.

In Germania, vennero prima per i Comunisti

di Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller (1946)

In Germania, vennero prima per i comunisti
e io non dissi niente perché non ero comunista;
poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista;
quindi vennero per gli ebrei
e io non dissi niente, perché non ero ebreo;
infine... vennero per me...
e in quel momento nessuno poteva più dire niente.

Nella foto, Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller

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E' morto Jan Krugier, sopravvissuto alla Shoah e amico delle arti

Ginevra, 16 novembre 2008. E' morto un eroe dell'Olocausto, un artista e un grande amico delle arti. Jan Krugier, nato a Radom in Polonia nel 1928, era sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau e a una lunga Marcia della morte. Ha combattuto per oltre 63 anni contro i fantasmi della Shoah. Durante il suo internamento nella fabbrica della morte, vide - fra gli altri innumerevoli orrori - ottomila ebrei ungheresi sterminati in una sola notte. Prima di essere condotto ad Auschwitz, era riuscito a fuggire da un treno di deportazione verso il campo di sterminio di Treblinka e si era unito alla resistenza, compiendo azioni valorose contro i nazisti. Perse tutta la famiglia nell'Olocausto. "Per riconciliarmi con il genere umano," dichiarò in un'intervista, "mi rivolsi all'Arte.

Studiai alla Scuola di Arti applicate di Zurigo e, grazie al mio mentore Alberto Giacometti, entrai nei circoli parigini. Quindi apersi una scuola d'arte e infine trovai la mia strada. Divenni un mercante d'arte. Scoprire artisti di valore e collezionare capolavori è una specie di psicoterapia, che mi ha consentito di chiudere il vaso di Pandora e riuscire a convivere con il mio passato". Krugler trattò maestri come Paul Cezanne, Marc Chagall, Francis Bacon, Balthus, Georges Braque, Alexander Calder, Edgar Degas e Henri Matisse. Divenne l'agente esclusivo per le opere che Marina Picasso ereditò dal nonno. Organizzò mostre indimenticabili in tutto il mondo, ma soprattutto nelle sue gallerie di Zurigo e New York, dove amava far convivere epoche e stili diversi, dall'arte africana ai grandi maestri dei secoli scorsi, fino alle più ardite espressioni dell'arte contemporanea e alla fotografia. Riteneva che il quadro più bello del mondo fosse l'opera n° 10 di Mark Rothko, che aveva avuto il piacere e l'onore di trattare.

Nella foto, Mark Rothko, No. 10,1950. Olio su tela, cm 229.2 x 146.4, New York, The Museum of Modern Art

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Sulla pelle dei Rom

di Roberto Malini

18 novembre 2008
Tira un'aria sempre peggiore, nei confronti del popolo Rom e non solo in Italia. Nonostante il Rapporto diffuso dal Parlamento europeo (vedi Corriere della sera del 18 novembre 2008, pag. 15) e riguardante proprio il nostro Paese, anche in sede di Unione europea è in atto una compravendita, dove la "moneta" sono le opportunità politiche (e non solo) e la "merce" è la pelle dei Rom. La verità è che innumerevoli sono le oscure speculazioni sulla povertà di nove milioni di esseri umani, mentre la necessità di un'inclusione reale non importa a nessuno. La sinistra italiana finge di scandalizzarsi di fronte alla proposta di rilevare le impronte ai bambini Rom, ma solo perché è un'idea che viene da destra. Mentre gli sgomberi-pogrom, i pestaggi polizieschi, la persecuzione giudiziaria, la propaganda mediatica sono azioni che destra e sinistra condividono. Che differenza c'è fra la Roma antizigana di Veltroni e quella di Alemanno? I numeri dell'orrore e del dolore sono gli stessi. Ecco perché, quando denunciamo queste forme di persecuzione, le forze di sinistra non reagiscono e politici noti per il loro "impegno" nei Diritti Umani sembrano le tre scimmiette. Eppure, paradossalmente, i Rom accetterebbero volentieri un censimento con foto e impronte, se in cambio venissero rispettati almeno i loro diritti a un luogo dove vivere e procurarsi i mezzi di sostentamento minimo. E non si parla di casa e lavoro, ma di un fazzoletto di terra maledetta e della possibilità di andare in giro tendendo una mano! "Sarebbe meglio se i Rom se ne andassero dall'Europa," ha affermato ieri, nel corso di una riunione di partito, un ex "paladino dei diritti umani". Inquietante.

"D'altronde, la gente non li vuole e loro stessi dovrebbero darsi da fare e smetterla di vivere rubando e accattonando," gli ha fatto eco un altro, folgorato dal verbo leghista e da eco medievali, sempre le stesse, perché i razzisti non hanno fantasia (e infatti Maroni invita i "suoi" sindaci e prefetti ad averne, di fantasia). Spero che il Rapporto della Commissione europea, che per ora non ha alcun valore giuridico, divenga realmente una Risoluzione legislativa, ma temo - alla luce di quanto sta accadendo nelle sedi istituzionali europee - che esso verrà abortito. L'operazione-annientamento promossa dall'Italia indigna gli altri membri Ue, ma solo nelle dichiarazioni, perché in realtà esercita su di loro, purtroppo, una maligna seduzione. Dove sono finiti i nostri partner politici, con i quali abbiamo ottenuto memorabili successi in diverse campagne per i Diritti Umani? Noi bussiamo alle loro porte, ma non rispondono più. Sanno quello che accade: le evacuazioni senza alternative, le aggressioni, i lutti, l'abbandono, la sopravvivenza in condizioni spaventose, le violazioni atroci. Ci giunge il sospiro della loro resa - "E' una montagna troppo alta... - alibi per ritirarsi da una campagna fondamentale per i Diritti Umani, ma che per loro rappresenta ormai solo il presagio di un'inopportuna sconfitta politica. Forse si aspettavano un trionfo lampo, come nei casi di Pegah e di Mehdi? Ma la campagna per i diritti dei Rom è complessa, perché mira a cambiare l'Europa dopo secoli e secoli di discriminazione, segregazione e ingiustizie. I risultati sembrano piccoli, ma sono immensi, perché immensa è la "battaglia", che sta ponendo le basi - giuridiche, politiche, civili e culturali - per il riconoscimento della dignità di un'antica e popolosa nazione senza territorio compatto. C'è Viktoria Mohacsi, per fortuna, ma anche lei - forse la personalità politica più importante nell'àmbito delle istanze contro il razzismo - è isolata. Servono Uomini, ma ci sono solo i "No".

Nella foto di Steed Gamero, "Tracce d'infanzia Rom al Casilino 900"

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Perché i Rom non lavorano

18 novembre 2008
In Italia vivono ormai, dopo le innumerevoli purghe razziali, da 50 a 70mila Rom, compresi quelli con cittadinanza italiana. Dei Rom entrati nel nostro Paese dalla Romania, da 45mila circa, ne restano meno di tremila. Sono stati allontanati con sgomberi brutali, intimidazioni, aggressioni, attentati. Chi conosce la comunità Rom, sa che la maggior parte degli adulti validi cerca lavoro, anche lavori umilissimi e sottopagati. Spesso sono taglieggiati dal caporalato o dalle cosche. Purtroppo, il mercato del lavoro, a causa del pregiudizio, è interdetto ai Rom. Il Gruppo EveryOne ha tentato di trovare un'occupazione, nei primi dieci mesi 2008, a oltre cento capifamiglia o adulti validi di etnia Rom. In tale ricerca, è stata attuata ogni soluzione possibile, dalle agenzie di collocamento agli annunci, al passaparola, al coinvolgimento di associazioni umanitarie e religiose, a internet. L'organizzazione ha scritto curriculum, inviato migliaia di richieste via posta tradizionale o elettronica, fornito referenze e garanzie. Risultato: un solo Rom è stato impiegato, nell'allevamento, in un paesino del Sud Italia, ma grazie all'interessamento di un amico antirazzista e non alla campagna di collocamento attivata dal Gruppo EveryOne. Riguardo alla casa, stesso discorso, perché gli italiani non affittano ai Rom, neanche se occupati. Continua nella sezione Watching The Sky

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Offesa razzista contro Barack Obama da parte del ministro degli Esteri polacco

18 novembre 2008
Dopo l'esternazione di Silvio Berlusconi in relazione al colore della pelle di Barack Obama, il ministro degli esteri polacco, il conservatore Radoslaw Sikorski prosegue in un filone pericoloso, che pone l'accento - questa volta senza alcuna "carineria" o filtro diplomatico - sulla razza del nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Sikorski ha affermato che Obama avrebbe origini polacche perché "Suo nonno ha mangiato un missionario polacco". La reazione sdegnata dell'opposizione, che ha chiesto provvedimenti contro il ministro per violazione delle leggi contro il razzismo, non modera le preoccupazioni riguardo al risvegliarsi in Europa di ideologie intolleranti di fronte al leader americano, che è già simbolo di un nuovo mondo, basato sull'uguaglianza fra tutte le componenti di una società multietnica.

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Rapporto presso la Commissione europea sulla situazione dei Rom in Italia. Diventerà una Risoluzione legislativa o resterà nel "cassetto" delle buone intenzioni?

del Gruppo EveryOne

Bruxelles, 18 novembre 2008. Ecco le prime conclusioni del Parlamento europeo sulla condizione di persecuzione del popolo Rom in Italia, anticipate da alcuni quotidiani italiani. Le fonti del Rapporto sono la relazione della delegazione dell'Unione europea dopo le ispezioni effettuate presso alcuni insediamenti Rom nel settembre scorso; il voluminoso dossier - corredato da dati, documenti, foto e video - preparato da Viktoria Mohacsi, dal Gruppo EveryOne e da altre associazioni per i Diritti Umani; i dati raccolti dal Coordinamento Nazionale Antirazzista (National Anti-Discrimination Coordination) e dalle Ong impegnate nella tutela del popolo Rom; un'ampia rassegna stampa e una raccolta di testimonianze rese da persone di etnia Rom perseguitate sul territorio italiano. E' un risultato importante, che finalmente rende ufficiale agli occhi dell'Europa la verità sui Rom nel nostro Paese. E' una tappa rilevante nel cammino verso l'emancipazione di una nazione senza territorio compatto, frutto di un lavoro complesso, difficile, spesso sul campo, insieme a Viktoria Mohacsi e ad altri europarlamentari antirazzisti. Il supporto di attivisti Rom romeni come Nico Grancea e Ionut Ciuraru è stato fondamentale per mantenere una rete in grado di monitorare costantemente e su tutto il territorio le operazioni di purga etnica e le violazioni dei diritti dei Rom. L'articolo del Corriere anticipa i punti salienti di una Risoluzione, che è tanto necessaria quanto osteggiata, in sede Ue, da quelle forze politiche che rifiutano il cambiamento, preludio a un'era di rispetto delle minoranze etniche. Continua nella sezione Watching The Sky

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Gianfranco Fini e la discriminazione razziale

Estratto dal discorso del 18 novembre 2008 al Convegno di Roma "Religioni per la pace", nella settantesima ricorrenza dell'approvazione delle leggi razziali in Italia: «Assistiamo sgomenti a una recrudescenza di episodi di violenza e purtroppo al verificarsi, nel nostro come in altri paesi europei, di manifestazioni di razzismo, antisemitismo, islamofobia. È dovere delle istituzioni impedire che tali fenomeni si diffondano, curando le patologie collettive da cui scaturiscono e queste malattie sono innanzitutto l'ignoranza e il degrado sociale. Ma c'è più in profondità una grande malattia che si chiama paura. Paura del diverso e insicurezza diffusa sono espressioni tipiche delle società in crisi di coesione e di prospettive».

Estratto dall'intervista rilasciata a Paola Di Caro, pubblicata sul Corriere della Sera del 4 novembre 2007: «I Rom? Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare, perché devono essere le donne a farlo, magari prostituendosi e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una "cultura" di questo tipo non ha senso».

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Quanto vale la vita di un Rom o di uno straniero, sulle strade d'Italia?

5 novembre 2008. Bruno Radosavljevic, un Rom di origine croata, nato a Torino, investe ad Acilia, alle porte di Roma, 13 persone, di cui tre restano ferite in modo rilevante. Il giovane, che vive nel campo di Dragona, rischia di essere linciato dalla folla. I romani che abitano nei dintorni dell'insediamento, ne chiedono a gran voce, indignati, l'immediato smantellamento. Giornali e tv danno un enorme rilievo all'evento: l'odio razzista contro i Rom, in Italia, è di nuovo (se ce ne fosse bisogno) attizzato. Pochi sanno che lunedì 8 settembre 2008, meno di due mesi prima dell'episodio che ha scatenato tanto clamore mediatico, un italiano residente a Melfi, sotto effetto di stupefacenti, investiva e uccideva in pieno centro un Rom romeno di 25 anni, quindi si dava alla fuga. Viaggiava con lui un altro cittadino italiano. L'auto dei due ha trascinato il ragazzo Rom per oltre 50 metri, devastando il suo corpo, rendendolo irriconoscibile. I pirati venivano arrestati e denunciati per omicidio colposo e omissione di soccorso. La stampa si premurava di tutelarne le identità e dava il minimo rilievo all'evento, che passava in sordina. Domenica scorsa, 16 novembre, un romano di 65 anni investiva e uccideva con un Fiat Doblò il 33enne romeno Mihai Constantin, abbandonando poi il luogo dell'incidente senza prestare soccorso. I Carabinieri di Tivoli hanno arrestato il pirata, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Anche in questo caso, finora i media - che non ci stancheremo mai di sollecitare a comportarsi secondo etica professionale - hanno dato ben poco rilievo alla tragedia. Il razzismo è ormai una malattia che ottunde coscienze e ragione tanto ai responsabili dei media, quanto a politici e comuni cittadini. Due pesi e due misure assai diversi per valutare il valore delle vite umane. R.M.

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Rom a Pesaro. Radio Popolare intervista Roberto Malini del Gruppo EveryOne

Venerdì 14 novembre alle 8.30 del mattino, Radio Popolare ha intervistato Roberto Malini del Gruppo EveryOne riguardo alla situazione dei Rom a Pesaro e alla campagna che l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani ha avviato in questi giorni, nel tentativo di ottenere protezione umanitaria per le famiglie Rom che vivono ancora a Pesaro da parte di altri comuni in Italia o all'estero. "La condizione dei Rom che vivono ancora a Pesaro è tragica," ha detto Roberto Malini, co-presidente del Gruppo. "Sembra incredibile che in un Paese dell'Unione europea vi siano ancora esseri umani cui sono stati negati tutti i diritti fondamentali della persona. I Rom di Pesaro hanno subito pestaggi, minacce di morte e insulti. Le Istituzioni hanno negato loro qualsiasi assistenza, nonostante alcuni dei 'nomadi' di Pesaro siano affetti da patologie e handicap gravissimi, nonostante vi siano bambini anche in fasce. I servizi sociali hanno rifiutato persino di registrare i nomi dei Rom che si sono rifugiati in città quasi un anno fa. Il motivo? Sono 'zingari' e gli 'zingari' sono solo esseri sgraditi da allontanare, nella città di Pesaro". L'attivista ha riassunto il calvario che le famiglie Rom stanno passando. "Il mio gruppo ha cercato di spiegare alle autorità pesaresi la realtà dei Rom," ha proseguito Malini, "una realtà fatta di indigenza ed emarginazione. Continua nella sezione Watching The Sky

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Un altro Rom è morto a Roma, assassinato da emarginazione e indifferenza

Roma, 16 novembre 2008. Continua la morìa dei Rom e dei senzatetto nelle città italiane, dove ormai è impossibile trovare, da parte degli amministratori, dei servizi sociali o degli enti assistenziali, la più elementare scintilla di civiltà o umanità. Persecuzione, violenza o abbandono sono i killer cui le Istituzioni hanno affidato l'incarico di annientare le fasce più vulnerabili della nostra società. Un Rom romeno di 55 anni è stato trovato morto stamattina sotto il viadotto della Magliana, a Roma. L'uomo era in precarie condizioni fisiche ed era costretto a un'esistenza di stenti. Serve ancora commentare con orrore e indignazione questi eventi in cui la tragedia della povertà e l'orrore dell'emarginazione si fondono, mentre i valori umani e spirituali su cui si fonda la società civile svaniscono come bruma all'alba. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

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Razzisti pestano selvaggiamente due operatori ecologici peruviani

Roma, 15 novembre 2008. Stamattina, verso le 8, due peruviani, operatori ecologici della Cooperativa sociale Parco di Veio, sono stati aggrediti da tre italiani nei pressi di Villa Borghese, davanti alla Casina dell'Orologio. Alcuni testimoni hanno descritto gli assalitori, uno dei quali portava anfibi, giubbotto nero ed era armato di pugno di ferro. L'uomo, gridando "Immigrati, andatevene via!" ha preso a calci e pugni il più giovane dei due operatori, fratturandogli il sopracciglio, aprendogli lo zigomo e ferendolo al mento. Quindi è stato brutalmente pestato anche il collega. La polizia, avvertita da un passante, ha soccorso le vittime e le ha accompagnate al pronto soccorsoi del policlinico Umberto I. Prognosi di 20 giorni per il più giovane, di 10 per l'altro. "Non mi spavento," ha detto Victor a un giornalista, "e non voglio pensare che Roma o l'Italia siano diventate razziste, ma mi chiedo perché questa intolleranza verso noi stranieri".

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Razzismo e xenofobia sono i più grandi alleati del crimine organizzato

E' risaputo in tutto il mondo che, purtroppo, l'Italia è uno dei massimi esportatori mondiali di criminalità. Si può anzi tranquillamente affermare che l'Italia, che ha inventato il crimine organizzato, detiene ancora il primato, in un campo tanto disdicevole. I boss, i mercanti di droga, gli sfruttatori di prostituzione, i produttori di pedopornografia, i truffatori, i ladri, gli assassini italiani danno vita a una multinazionale dell'illecito e della morte che "produce" 130 miliardi di euro annui sul territorio italiano e almeno il triplo nel resto del mondo. Nonostante ciò, a causa della propaganda politico-mediatica, il popolo italiano si è convinto di essere vittima e non artefice del crimine, di essere minacciato dalla malavita e non di costituire una minaccia malavitosa.

Finché persisterà nella coscienza degli italiani questo capovolgimento della verità, si potrà fare ben poco per contrastare la criminalità organizzata e per riportare nel nostro Paese una cultura della vera legalità, base della democrazia e della civiltà. E' davvero incredibile come gli italiani siano persuasi che illegalità, violenza e insicurezza derivino da comportamenti isolati degli "stranieri", quando il controllo del crimine - di tutto il crimine - è saldamente in mano alle cosche italiane, che si avvalgono sia di manovalanze nostrane che provenienti da altri Paesi. I partiti xenofobi contribuiscono da molti anni al diffondersi della disinformazione, che è la più fedele alleata dalle società malavitose, perché l'odio razziale è il miglior "concime" per le attività criminali. Oggi Umberto Bossi, rispondendo polemicamente agli appelli del Vaticano e del presidente Napolitano, ha ribadito il suo pensiero: "Gli immigrati sono una risorsa negativa per il nostro Paese". Mafia S.p.A. ringrazia. Roberto Malini

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Difficile vivere in Italia, per i senzatetto. A volte impossibile

Milano, 13 novembre 2008. Stamattina un senzatetto peruviano di 45 anni è stato trovato in fin di vita nel parco di via Boschetti a Milano. Il passante che l'ha notato ha chiamato subito il 118, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato inutile.

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Grande successo a Parigi per il corto "Makwan"

Parigi, 13 novembre 2008. La sera di lunedì scorso sono stati presentati alla 14a edizione del Festival del Cinema Gay e Lesbico di Parigi - nella splendida sala Rex - i 10 migliori cortometraggi dedicati a tematiche GLBT. La sezione dedicata ai cortometraggi si chiamava "Sacrés Courts" e presentava opere sui seguenti temi: estasi, blasfemia, castità, persecuzione, devozione, indulgenza, sesso degli angeli.

L'attivista per i diritti GLBT, artista e regista Herve Joseph Lebrun (che ha tradotto con straordinaria poesia l'opera in francese) ci descrive il momento da noi più atteso: la proiezione del corto "Makwan, lettera dal paradiso", di Dario Picciau e Roberto Malini. "La proiezione di 'Makwan', lunedì scorso, è stata un grande successo, all'interno della rassegna "Sacrés Courts". 'Makwan' è stato senza dubbio il film più applaudito. Alla fine, moltissime persone chiedevano informazioni sulla produzione e gli autori. La grande sala era piena e tutti sono rimasti stupefatti dalla forza e dalla bellezza del film. Il nostro obiettivo di raccontare la storia di Makwan è stato raggiunto. Ora dobbiamo diffonderlo in tutto il mondo".

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Nella notte della civiltà, vanno a fuoco i diritti dell'uomo

di Roberto Malini

Pesaro, 13 novembre 2008. Dopo il tentato omicidio del senzatetto di Rimini, avvenuto lunedì, da parte dei "soliti ignoti", apprendiamo oggi dell'incendio del giaciglio di un altro emarginato, l'olandese John, a Riccione. Ancora benzina e fuoco; per fortuna l'uomo non era presente. Questa volta alcuni testimoni hanno visto quattro o cinque giovani darsi alla fuga. La dinamica fa pensare a razzisti di estrema destra, ma sicuramente il clima di intolleranza creato dai politici, A Rimini e Riccione come qui a Pesaro e come nella maggior parte delle grandi e piccole città d'Italia, è il vero "mandante". Una delle famiglie Rom che vivono a Pesaro - e che ha già subito aggressioni e minacce razziste - ha notato strani movimenti, in questi giorni, nei pressi della fabbrica in cui la sua famiglia si ripara. Purtroppo, nonostante il freddo, le gravi malattie di cui soffrono alcuni membri della comunità Rom locale, sindaco e giunta hanno deciso non solo di non offrire assistenza sociale né di prevedere un riparo decoroso, almeno per il periodo invernale, ma di colpire ancora, con il terrore, le famiglie di via Solferino. Sono arrivati i vigili urbani, recentemente. "Stiamo solo rilevando i dati di tutti i Rom che vivono qui," ci hanno assicurato, mentre dialogavano con le persone Rom. Sembravano quasi "affettuosi" verso i bambini. Mentivano, perché in realtà hanno verbalizzato una denuncia per occupazione di edificio privato, intimando lo sgombero immediato e senza alternative. Nonostante la Costituzione, le carte per i diritti umani e le Direttive europee imporrebbero al Comune di offrire un riparo, assistenza socio-sanitaria e condizioni di vita dignitosa ai senzatetto, politici e autorità hanno deciso che le famiglie Rom di Pesaro debbano andarsene - pena il carcere - senza altra meta che il nulla, al freddo, privi di mezzi di sopravvivenza o di un riparo.

C'è chi uccide con la benzina e il fuoco, chi lo fa strumentalizzando la legge e avvalendosi delle intemperie. Come potranno sopravvivere le persone malate di cancro, all'addiaccio? E il vecchio Toma, con la sua cardiopatia e i mille acciacchi? E gli altri malati? E i bambini? Come si fa a scandalizzarsi perché un gruppo di assassini va in giro di notte a dare fuoco ai poveri e non indignarsi di fronte a un gruppo di persone altrettanto spietate, ma rese rispettabili da ruoli ufficiali, dalla protezione di uno "status quo" aberrante? Quanto dovremo aspettare, prima che l'Italia degli orrori guarisca dal virus dell'odio razziale e del rifiuto dei poveri? Quante disperate energie dovranno ancora impiegare, frustrati dalla logica dell'intolleranza e dell'indifferenza, i pochi? Quante intimidazioni, quanti insulti, quante calunnie, quanta arroganza dovranno subire, per vedere un po' di